novembre, 2017

Oikos – Ritratti di Famiglie

La famiglia è un salame cotto

Oikos.
Casa.
Famiglia.
In zoologia e in botanica la famiglia è una categoria sistematica superiore al genere e inferiore all’ordine, in chimica un gruppo di elementi compresi in un periodo con proprietà affini, in petrografia alla famiglia appartengono gruppi di rocce con gli stessi componenti essenziali, in tipografia è l’insieme delle serie dei caratteri alfabetici di un determinato disegno e stile nei vari corpi, in matematica è l’insieme di enti che godono delle stesse o di analoghe proprietà, in musica un gruppo di strumenti della stessa specie, ma di diversa ampiezza ed estensione, in filologia una serie di manoscritti che derivano da un comune archetipo.
Famiglie.
Famiglie composite. Famiglie radioattive. Famiglie granitiche. Famiglie di caratteri. Famiglie di funzioni integrabili. Famiglie di percussioni. Famiglie di codici.
Famiglie.
Famiglia. Casa. Oikos.
Alla nostra famigliola da questa sera si è aggiunta una componente fondamentale, L, che ci aiuta a tavola e alle macchine fotografiche.
Gli ospiti arrivano quasi tutti puntuali, come nelle migliori famiglie.

S, C e M, E, E, G

Un brindisi prima che il primo ritratto abbia inizio e poi tutti a tavola.
Le chiacchiere si intrecciano e riaffiorano i ricordi e le storie di famiglia, portata dopo portata, assaggio dopo assaggio e brindisi dopo brindisi.
Ogni famiglia ha il suo segreto per cui non vi svelerò come L sia diventata indiscutibilmente parte della nostra famiglia così come non vi racconterò le confidenze delle famiglie a tavola, ma vi posso garantire che boccone dopo boccone e parola dopo parola i gusti si affinano e i sentimenti familiarizzano.
Ed ecco servito lo scatto finale di una splendida famiglia.
Oikos.
Ritratti di Famiglie – cena n°1


Tutte le ricette assaggiate che seguono sono tratte dal Talismano della felicità, il cuore e lo stomaco dei sentimenti familiari dal 1927.
Tutti gli scatti sono di Marco Del Comune, partner di questo casalingo progetto.
Un carnale ringraziamento all’AgriSalumeria Luiset, partner di questa serata, che ci ha fornito guanciale, lardo, salame cotto e tutto il necessario per confezionare i tortellini piemonte-bolognesi.
Se vuoi che sia la tua la prossima famiglia ad essere ritratta affrettati a prenotare! Oikos – Ritratti di Famiglie
Ci vediamo martedì 19 dicembre a Milano – NOLO

Guanciale in gelatina

 

Tortellini alla bolognese

Cappone con ortaggi

Pane rozzo

9 Nov 2017

Hostaria!

Le cene di Ugo sono così: calorose, irriverenti, maschie, crapulone… e antani Ugo, anche la seconda l’abbiamo apparecchiata!
Amici miei che cena, che vini, quanti grassi saturi e che personaggi tutti insieme all’ingrasso convivialmente seduti attorno alla stessa tavola.
Si è mangiato, si è bevuto, si è brindato, si è bevuto, si è mangiato, si è bevuto e nel frattempo si è chiacchierato, ci si è conosciuti, si è brindato e si è riso parecchio con l’obbligo di dire solo grandissime cagate ben brematurate.
E poi si è bevuto e si è mangiato, ma questo forse l’ho già scritto.
Una fatica che non ti dico.
Le tue ricette Ugo sono riuscite maschie e virili, in cucina abbiamo seguito l’Abbuffone alla lettera, errori di stampa inclusi.
Faccio così attenzione a seguire tutto pedissequamente che non ci fossero già i baffi di Bruno quasi avrei paura crescessero a me per osmosi.
Ma fortuna che c’è Bruno e ai baffi e ai vini ci pensa lui. E che vini.
Martedì sera era la volta di Poderi Cellario – Langhe doc Favorita “Snert”, “Inclivio” Rosa, “È Rosso” vino rosso, Moscato doc Piemonte – e Ugo credimi, ameresti loro e Fabio Cellario ti incanterebbe. Passateli a trovare, incanteranno anche voi.
Come sempre i ringraziamenti sono doverosi.
Grazie Ugo per queste sfrontate cene che mi fai apparecchiare.
Grazie a E & E, grazie ad A, grazie a M, grazie a P, grazie a tutto il Camaleonte piola 2.0, una scanzonata brigata familiare e ammodo.
Grazie a Bruno, ai suoi baffi e ai suoi vini.
Grazie a Fausto, grazie a Poderi Cellario e grazie ai loro vini supercazzoli.
Grazie a Marco Del Comune che stanco di vedere le mie orribili foto, oltre a deridermi, come potete vedere è venuto apposta da Milano e magia Ugo: questa volta le immagini sono brematurate alla perfezione!
Grazie a LACHIMICA design. #mifidodiCarlo
Grazie a tutti voi palati amici che vi siete fidati e siete venuti ad abbuffarvi e brindare all’immenso Ugo: grazie a A detto T, a M, a P, a G e ai suoi amici, a M, a B, a F e al suo amico, a D, a GL, a D, a R, a C. Grazie alla vostra goliardica presenza! Grazie W, che nonostante tutti i grassi di queste infinite cene resti magro.
Ci vediamo martedì 5 dicembre, il primo martedì del mese, con XXX. La censura e i piatti proibiti di Ugo.
P.S. Per chi se lo stesse chiedendo sì, anche questa volta ha vinto Grandissima cagata, ma fischiettiamo e facciamo finta di nulla, che poi Ugo ci resta male. Infami.

• Tutte le ricette che seguono, scrupolosamente seguite ed eseguite per l’occasione, sono tratte da Ugo Tognazzi, L’abbuffone. Storie da ridere e ricette da morire (1974), Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1985.

Frittata austerity

“Ingredienti (assolutamente non di importazione)
quattro patate
una cipolla media
un etto di pancetta affumicata
un bicchiere di latte
poco burro
olio quanto basta
ovviamente 6 uova
sale e pepe

In una padella con un po’ di burro friggete le patate che avrete tagliato a fettine molto sottili. Per facilitarne la frittura aggiungete ogni tanto un pochino di latte. LA cipolla, tagliata sottile, va messa in un altro padellino, e rosolata con un po’ di burro. Tagliate il bacon a fettine sottili e fatelo friggere in un terzo padellino.
In una terrina versate le uova, mescolatele, friggetele, e aggiungete le patate, le cipolle, e il bacon, che con una forchetta schiacciate e mescolate con le uova. Salate, pepate ed è pronto l’impasto per la frittata. L’operazione più difficile è quella di friggerla. Sapete voltare la frittata? Voi dovreste vedermi quando rigiro le frittate. Sono fantastico. Ricordatevi di usare sempre il coperchio, mai il piatto, per rivoltare le frittate.
E mangiatele sempre calde.
O fredde del tutto.”

Bresaola condita a modo mio

“Quando la bresaola è veramente buona, della Valtellina, stagionata al punto giusto, la si deve mangiare così come sta, affettata sottilmente e senza alcun condimento, perché il suo profumo veemente e i suo sapore acuto non possono, non devono essere violati. Ma siccome mio padre, da anni, ormai non se la sente più di andare in Valtellina partendo da Varese, dove abita, per poi raggiungermi a Roma con un paio di bresaole accuratamente selezionate, eccomi costretto a condire la bresaola che trovo qui, come la trovo, troppo fresca o troppo secca, troppo dura o troppo molle. Trovata soprattutto troppo facilmente in qualsiasi negozio di alimenti.
Però, condendola, frego la bresaola industrializzata, inganno l’ospite e risolvo brillantemente un antipasto.

Dispongo in un vassoio di portata le fette di bresaola affettate sottilmente e leggermente sovrapposte l’una all’altra, si’ da formare un fondo scarlatto. Unisco a mezzo bicchiere d’olio, messo in una ciotola, il succo di un limone, un cucchiaio colmo di senape, un po’ di sale, un buon pizzico di pepe appena macinato, e mescolo il tutto, virilmente, con una forchetta. Saper mescolare virilmente è da pochi. Trito poi una manciata di prezzemolo che spargo, gestualmente, sulla bresaola, e poi, d’istinto, verso anche il contenuto della ciotola così da ottenere degli arabeschi astratti per un antipasto concreto.
Dimenticavo di dire che anche il prezzemolo lo trito virilmente.”

Cavolfiore in budino

“Ecco gli ingredienti per questo delizioso budino: un cavolfiore possibilmente verde e perciò un broccolo romano, una besciamella fatta con mezzo litro di latte, quattro cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato, una fetta di prosciutto cotto, un po’ di burro e del pane grattato.
La preparazione è così semplice che quasi quasi neanche ve lo dico. Certo non è una vivanda thrilling, con suspense finale.
Fate bollire il cavolfiore o il broccolo. Poi passatelo fino a ridurlo in poltiglia, e mettetelo in una terrina. Nel frattempo avrete preparato la besciamella che unirete al cavolfiore passato e a quattro cucchiai di parmigiano. Tagliate a quadratini il prosciutto cotto e unitelo al composto, che verserete poi in una teglia precedentemente velata di burro. Sul composto sistemate tante farfallette di burro, l’ultimo cucchiaio di parmigiano, il pane grattugiato e mettete in forno per circa 10 minuti, e cioè fino a quando non avrà fatto una crosticina marrone. Servite caldo. Non bollente.”