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11 Dic 2017

Le ricette di Petronilla a cura di Stefania Barzini

Stefania Barzini

Anni fa ebbi il piacere di conoscere Stefania Barzini.
Mi invitò a Roma a partecipare ad una conferenza su Ada Boni, mi aprì le porte di casa, mi ospitò e assieme cucinammo per la sua famiglia e i suoi ospiti una cena con le ricette di Ada. Era il 21 maggio 2015.

Stefania: scrittrice, giornalista enogastronomica, cuoca sopraffina, consulente nell’organizzazione di eventi e manifestazioni legate al cibo, pilastro della gastronomia italiana, autrice di Folle Casseruola e instancabile giramondo è una donna fuori dal comune dotata di una vitalità e di un’ironia contagiosa corroborate da un acuto senso critico.

Le ricette di Petronilla

Stefania lunedì 18 dicembre sarà a Torino al Circolo dei Lettori a presentare Le ricette di Petronilla, un volume edito da Guido Tommasi Editore in cui Stefania ripropone, rilegge e reinterpreta le ricette di Petronilla, “la cuoca che non fu mai cuoca“.
Chi è Petronilla?
Sotto questo ironico pseudonimo si nasconde un’altra donna, Amalia Moretti Foggia (Mantova 1872, Cusano Milanino, 1947).
Amalia alias Petronilla: pediatra affermata, femminista ante litteram, sempre impegnata ad aiutare le famiglie meno abbienti, amica di Ada Negri e nel tempo libero – per quanto potesse averne – collaboratrice del Corriere della Sera con due rubriche settimanali incentrate una su consigli medici e igienici a firma Dr. Amal e una su ricette semplici che potessero essere preparate con i pochi prodotti a disposizione a firma Petronilla.
Curiose di saperne di più?
E allora non perdetevi l’occasione di andare ad ascoltare Stefania Barzini che racconta la vita e le ricette di Petronilla:
lunedì 18 dicembre, ovvero il prossimo lunedì, al Circolo dei lettori.
Siateci!

3 Giu 2015

Pullecenella nun more maje!

indiceSquaz L’EREDITÀ pp. 180, € 21, GRRRz Comic Art Book, Genova 2014

L’Eredità di Pasquale Todisco è un fumetto-ricettario, in un certo senso sfuggente, che riconcilia lutto e gastronomia. Tutto inizia con la telefonata che avverte il protagonista, Pallino, che sua madre è in fin di vita, ma dopo poche pagine, un volo aereo lungo un migliaio di  chilometri che lo riporta a casa e un manifesto funebre che omaggia tutti i celebri protagonisti della commedia dell’arte napoletana, la realtà cambia percorso, le maschere lasciano spazio all’onirico e l’eredità, nella migliore tradizione partenopea, prende la forma del  ricettario di famiglia: dall’antipasto al digestivo, dalle anguille a scapece agli zelten. Con la fisionomia nascosta dalla maschera di Pulcinella, madre e figlio si ritrovano nella di lei camera da letto, l’una comodamente sdraiata nel letto matrimoniale e l’altro appollaiato sulla sedia, circondati da pillole di varia provenienza, rosari che si annodano da soli e sveglie, portagioie, telefoni e madonnine di Lourdes che  vociferano tra loro quando nessuno li sente.

eredità

In questa stanza fuori dal tempo, dove il letto matrimoniale rappresenta il ring attorno e dentro il quale i due protagonisti si affrontano, madre e figlio interagiscono e si scambiano ruoli, frecciate, consigli e ricette senza quasi capirsi mai. La lotta però lascia il campo alla farsa e la tragedia edipica si risolve in commedia dell’arte: in un clima magico folcloristico dove la mistica Natuzza fa sentire alla madre la sua vicinanza dall’aldilà, Pallino è ben lungi dall’essere un eroe carismatico e il padre, figura di beckettiana memoria, invece di venire drammaticamente ucciso è semplicemente assente. “Quell’uomo non ha il senso del tempo”, dice di lui la moglie. Sempre in giro a fare commissioni delle quali puntualmente si dimentica, non viene mai raffigurato, ma solo citato nei discorsi e atteso quanto Godot.

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25 Mag 2015

Tra l’hamburger e la kotleta

Anya von Bremzen, L’arte della cucina sovietica. Una storia di cibo e nostalgia, ed. orig. 2013, trad. dall’inglese di Duccio Sacchi, pp. 380, € 22, Einaudi, Torino 2014

Cento anni di storia, quindici repubbliche, undici fusi orari, un sesto delle terre emerse, trecento milioni di stomachi e una famiglia. Il cibo, fil rouge attraverso il quale è narrata la storia sovietica, dagli ultimi giorni degli zar alla Mosca di Putin. Ogni decennio un capitolo, ogni capitolo una ricetta in cui si amalgamano sapori, politica, storia, ricordi e profumi. Profuga apolide senza diritto di rimpatrio, l’autrice emigrata in Amerika nel 1974 riassapora la storia del suo paese e della sua famiglia imbandendo davanti ai nostri occhi un lungo banchetto: da un lato della tavola lo zar Nicola II, Lenin, Stalin, Chruščëv, Brežnev, Gorbačëv, Putin e gli uomini pubblici che hanno governato prima l’Impero, poi l’Urss e dopo la Russia, di fronte a loro Maria, Anna, Alla, Liza, Larisa e Anya, ovvero l’autrice e tutte le donne della sua famiglia.
Al centro della tavola succosi manicaretti e pentole vuote, caviale e pane di segale, kulebjaka e tessere annonarie, fame e abbondanza, tutte contrapposizioni sempre innaffiate da fiumi di vodka o champagne Sovetskoe e condite con acuta ironia sovietica. “Può tagliarmi un etto di kolbasa?”, chiede un uomo in un negozio. “Lei me la porti che io gliela taglio”, risponde la commessa. Freddure come questa riassumono alla perfezione lo svolgersi della vita quotidiana a Mosca: lussureggianti esposizioni panrusse ricche di ogni delizia si legano indissolubilmente a cucine collettive e profumati ricordi di cibo solo immaginato, nelle pagine del Libro della buona e sana cucina di Mikojan, “l’ingegnere del palato e della gola del nuovo uomo sovietico”. (altro…)