il talismano della felicità

18 Feb 2019

Qua gli zampi – 1 di 2

Ormai l’ho capito: o li ami o è davvero difficile fare amicizia.

ecco l’inizio

Gli zampi di maiale sono fatti così: non esiste via di mezzo e c’è chi li adora e impazzisce per loro e chi può tranquillamente vivere senza fare la loro conoscenza. Ada evidentemente li amava perché nel Talismano ci sono ricette di zampi di ogni sorta, io faccio parte di quelli che avrebbero potuto tranquillamente vivere senza: ci mettono un’eternità a cuocere, hanno un profumo in cottura che quello della trippa in confronto è discreto e accogliente, sono così grassi che quando li disossi ti si appicciccano e non ti lasciano più, al loro interno sono tutti tendini e cartilagine e terminano con delle acuminate unghione.
Io ci ho dovuto fare amicizia per forza e vi dirò: non mi faranno mai impazzire, ma sono così bvutti che mi sono diventati simpatici.

di una lunga amicizia

E poi suvvia, lo sanno tutti che del porco non si butta via niente.
Come se non bastasse ho la gran fortuna di avere degli amici che impazziscono per loro e non è che tutti i giorni trovino zampi a portata di mano per cui è deciso: questo e il prossimo venerdì saranno dedicati a loro, agli zampi e agli amici e alle amiche che per gli zampi e tutte le altre forme di quinto quarto vanno in brodo di giuggiole. O forse sarebbe meglio scrivere in brodo di sugna.
Questa sera partiamo da loro: V e B, S e A, F, W ed io.
S non è che impazzisca per gli zampi, W neanche e io neppure e questo fa la tripla felicità di B.

P.S. Gli zampi arrivano direttamente dall’Agrisalumeria LUISET ed è anche per questo che sono così buoni! (altro…)

16 Mag 2018

Trifola, tavola e politica

hovvov vacui

Tra quasi pochi giorni sarà il mio compleanno, il settimo in compagnia di Ada.
I ricordi di questi ultimi anni si sovrappongono, si gonfiano e si sfogliano come un impasto: pasta sfogliata, pasta frolla, pasta choux, pasta matta, pasta morta… Una mia amica cuoca dice di aver dei problemi con le paste lievitate, dice che con lei faticano a lievitare. Io ho dei problemi con i ricordi: stento a ricordare e fatico a collocare i ricordi nel tempo, ma se penso alla mia famiglia negli anni la ricordo principalmente a tavola, a parlare e discutere di politica senza soluzione di continuità qualsiasi fosse il piatto di fronte. Mi capita spesso di chiedermi: che cosa direbbero oggi?
E in un attimo mi immagino N esterrefatta che agita le braccine cortine mentre legge il giornale scuotendo la testa.
Di cosa discuteremmo? Capace che saremmo addirittura d’accordo.

– 182 Excipit (altro…)

23 Apr 2018

Abbiate coraggio e prendete l’iniziativa

Fanatismo, rigidità, intolleranza, noi, gli altri, il coraggio… Come sempre Rob i tuoi compiti puntuali le tue strabilianti profezie mi sorprendono.

Agi, presagi e disagi

Rischi intelligenti, azzardi sconsiderati, emozioni, tensioni, punti di svolta e crocevia del destino. Solo a leggere queste parole mi sale la pressione. Pardon, pvessione. E quell’evolversi degli eventi che dipende solo dalla determinazione e non dal caso. Determinazione a me? Ma stiamo scherzando? Ehi aspetta, la determinazione e non il caso! Eureka! La determinazione ricetta dopo ricetta, il talismano della felicità! E non è un caso, dottor Freud, che io mi sia spiaggiata lì, sul baccalà.

Bavarese di tette – ph Marco Del Comune

A breve vi racconterò della cena di Ugo apparecchiata martedì 17 aprile al Camaleonte Piola, vi narrerò della famiglia andata a tavola con OIKOS Ritratti di Famiglie di aprile, vi lascerò di stucco con gli squisiti insetti che ho assaggiato a Milano all’Entoexperience di Entonote e vi sbalordirò con il nuovo sugoso appuntamento che bolle in pentola. Oggi però riparto da qui, dallo Stoccafisso alla messinese e da quello alla vicentina, dalla puzza del baccalà e dal profumo dei miei ricordi spaventosi e divertenti. Niente fortuna: la ricerca della felicità continua da qui, con determinazione, ricetta dopo ricetta. (altro…)

22 Feb 2018

Succede nelle migliori famiglie

Per motivi familiari la famiglia che aveva prenotato per la cena di febbraio ha dovuto disdire e così con Marco ci troviamo a chiacchierare noi due di famiglie. La mia, la sua…
Famiglie. Se chiudo gli occhi e mi concentro mi vengono in mente un abbraccio avvolgente, un materasso morbido pronto ad attutire gli accidenti, un pungiball che colpisci e colpisci e lui torna sempre indietro, ogni volta, e se non lo schivi o non lo centri chissà, magari ti cozza contro lui.
Penso all’appiccicoso dell’uovo, ai tentacoli del polpo, all’intimità della colazione e ai profumi della frittura e del ragù, penso al caldo e penso al piatto di oggi: una cassetta di pane fritta che racchiude un uovo in camicia foderato da una fetta di bacon abbrustolita e ricoperto da una salsa arricchita con prosciutto e würstel.

Cassetta di pane, ovvero casetta

Tanti elementi, differenti consistenze e cotture diverse racchiuse tutte assieme nel piatto, una stretta e crassa affettuosità in cui ogni ingrediente completa l’altro rendendo l’insieme eterogeneamente saporito. Una gustosa promessa di felicità ai limiti dell’indigesto, proprio come tutte le famiglie che si rispettino.
OIKOS.
Casa.
Famiglia.

Se vuoi che sia la tua la prossima famiglia ad essere ritratta affrettati a prenotare!
Oikos – Ritratti di Famiglie Ci Vediamo martedì 20 marzo a Milano – NOLO

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8 Feb 2018

Ragoûter

Per risalire alle origini della parola ragù dobbiamo scavallare l’arco alpino, arrivare in Francia e ragoûter, risvegliare l’appetito, esattamente ciò che mi accade ogni volta che attraverso la pianura padana e metto piede a Bologna.
O meglio, è ciò che accade al mio stomaco e al mio cervello: si risvegliano.
Dalla fermata di Reggio Emilia compaiono a sorpresa nei miei pensierini ovali di verde pistacchio e sfere di grasso abbagliante su campo rosa, nel mio cervello la parola mortadella rimbalza grassa e soave e mentre lo stomaco brontola con ritmo regolare “panino alla mortazza appena scendi dal treno – panino alla mortazza appena scendi dal treno – panino alla mortazza appena scendi dal treno” la salivazione aumenta quanto al cane di Pavlov.
Una volta soddisfatta questa necessità a Bologna le papille si risvegliano, l’olfatto si affina e l’occhio va a cercare le vetrine delle macellerie.
È tutta tondeggiante la gastronomia bolognese: tortellini e passatelli, polpette e uova embrionali, piadine, tigelle, mestoli, zuppiere, cucchiai e forme di parmigiano, le tagliatelle che si arrotolano sulla forchetta, gli occhietti del brodo, le cosciotte di pollo impanate a carciofo, i bocconcini di crema fritta.
Tutto un abbraccio grasso, una continua tentazione.

Fortuna che sabato dopo l’irrinunciabile panino alla mortazza appena scesa dal treno con C e M raggiungiamo W ad ArteFiera. La giornata è piovosa e ne approfittiamo per girarla in lungo e in largo macinando chilometri, un’ottima scusa per i successivi passatelli in brodo accompagnati da una bella cotoletta alla bolognese con purè di patate, il tutto ovviamente preceduto da un felice brindisi all’Osteria del Sole a base di crudo, mortadella e parmigiano.
A Bologna le strade e i portici profumano di brodo e ragù.
La domenica la giornata è una meraviglia, il sole splende, i profumi si espandono, W deve tornare ad ArteFiera e noi decidiamo di andare a fare un giro a FIC*. Ciao Bolognina… non voglio tediarvi sulla mia opinione, ma vi basti sapere che non ho mangiato nulla. Torniamo tutti assieme felici in centro dove tra un portico e l’archiginnasio ogni sosta è buona per un bicchiere di san giovese e una tagliatella al ragù. E lo stomaco si risveglia. (altro…)