10. Ago, 2020

10 Ago 2020

Il mare in campagna

Di certo lo avrò già mangiato in una zuppa confuso tra altri pesci col sapore amalgamato in un tutt’uno nel brodetto, probabilmente mi sarà capitato da bambina di vederlo tra le maglie delle reti, chissà quante volte l’avrò visto fra i ghiacci del banco del pesce e anche se sono certa di non averlo mai visto tra i noccioli di lui non ho memoria.

Molo, melù, ocialone, putasseu, putassone, putassù, tennchia, pesc sben, lozza, lupara, lope, mirruzzu sapunaru, struzzu, mirruzzu, sadda o ficamaschia e c’è chi ti chiama stocco o stoccafisso perché fai parte della grande famiglia dei naselli, caro il mio Micromesistius poutassou.
Corpo snello e affusolato, grigio piombo sul dorso, più chiaro sui fianchi e dall’argento al bianco latte sul ventre, occhioni grandi e tondi tondi, squamette semi inesistenti e dentini sottili e piccolissimi… non sei esattamente un bel pesce, ma hai un sapore delicato.
Assomigli un po’ a quei giorni in cui nulla va storto, ma accade nulla di memorabile.
Mi ha fatto piacere conoscerti: da oggi so chi sei, ci rivediamo presto.

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