07. Set, 2020

7 Set 2020

Do di petto dalla gioia

La felicità: eccomi arrivata alla fine del sotto capitolo Petto!
Solo 11 ricette, ma è stato uno dei più duri.
La verità è che il Petto non mi piace.
Ho dei meravigliosi ricordi sul Petto, su tutti vince Roma, io che incredibilmente non mi perdo e raggiungo a piedi Annibale, la macelleria per antonomasia, dove mi aspettano un numero imprecisato di chili di Petto che ho prenotato e Annibale in persona che prende la macchina e dalla macelleria di via di Ripetta mi accompagna in stazione facendomi sentire Audrey Hepburn in Vacanze romane.
Ma il Petto ha continuato a non piacermi. Duro per quanto l’abbia cotto, fibroso, grasso, legnoso… sarei curiosa di assaggiare la punta di Petto cotta in forno a legna da mani sapienti per dargli l’ultima possibilità, altrimenti per me il Petto è trita da sugo, polpette o polpettone, di necessità virtù la potrei usare per il brodo, a tocchi in spezzatino, ma arrotolata o a tasca no, il Petto, no.
Salmistrata non mi è dispiaciuta – il Petto è qui e là, l’ho incontrato anche in Piatti freddi vari – Manzo in salamoia e in questi giorni ho cucinato anche lui – ma dovessi rifarla sceglierei un altro pezzo.
Il Petto non mi piace, preferisco un genere di petto più arioso, volatile, volubile. Certo anche lui ha i suoi inconvenienti e può essere letale, ma l’altro Petto per me resterà sempre troppo duro, come la vita nei giorni che non mi piacciono.

Ora che ho terminato le ricette a base di Petto cosa ho imparato?
Alla luce dell’esperienza fatta e di queste sagaci riflessioni sui tipi di petto che preferisco posso affermare con registro basso-baritonale che se la vita va presa di Petto, fortunatamente c’è un petto per ogni occasione.
Ciao Petto!

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