12. Ott, 2020

12 Ott 2020

C’era una volta…

C’era una volta un pescatore che mentre era a pesca con la sua barca venne travolto da una tempesta e annegò.
La moglie e i figli affranti finirono in miseria, così un giorno lei mandò i figlioli in porto ad elemosinare cibo ai pescatori e chi una cicala, chi uno scorfano, chi un calamaro ogni pescatore regalò agli orfani un pescetto. Tutti pezzi poco pregiati, ma una enorme varietà.
Tornati a casa, la madre preparò una zuppa alla quale aggiunse del pane raffermo abbrustolito, che i figli da sfamare erano tanti e buttare via il pane era peccato.
Il profumo della zuppa era squisito e invase tutti i fossi, i vicini inebriati chiesero la ricetta e così nacque il Cacciucco livornese, con cinque C e almeno tredici tipi di pesce.

Mi è sempre piaciuta la leggenda del Cacciucco con quel suo retrogusto tragico di povertà e generosità combinati alla maestria ai fornelli e al non demordere. Per mangiare e assaporare il Cacciucco ti devi sporcare le mani, ciucciare le teste dei gamberi, sputazzare qualche lisca e inzaccherarti almeno un po’ con il sugo.
Che poi è un po’ quel che succede quando vivi.

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