A ognuno la sua famiglia

#Festival

25 Mar 2020

“Il modo in cui il mondo funziona – cioè male – deve essere un incentivo ad avere uno scopo nella vita, e vivere bene ad ogni costo.”
John Irving, Hotel New Hampshire

Avete presente le famiglie grandi grandi il cui albero genealogico sembra una foresta intera? Quelle dove tra sorelle, fratelli, zie, zii, cugine, cugini, nipoti, pronipoti e parenti alla lontana per apparecchiare la tavola bisogna aggiungere due prolunghe e mettere assieme tre servizi di piatti? Ecco, avrei sempre desiderato una famiglia così!

Nella mia in verità ci aggiungerei anche un orso ammaestrato o una ragazza travestita da orso e un cane scoregione e tutto sommato è quasi la famiglia che vi sto per raccontare oggi dove non ci siamo proprio tutti, ma quasi.
Nelle famiglie ci sono delle occasioni imprescindibili per ritrovarsi assieme: anniversari, nascite, matrimoni e compleanni e anche nella mia improbabile famiglia ce n’è una a cui da tempo non si può mancare.
È da nove anni che mi chiedo quando verrà il momento per assaporare questa ricetta che è una delle ricette che fatico a cucinare proprio perché mi ricorda quanto sia diventata improbabile la mia famiglia: W, il mio meraviglioso marito, A e il suo gigantesco e paurosissimo cane F che facilmente prende freddo alla pancia con risultati che vi potete immaginare, S che se non ci fosse la dovrei inventare con L che spesso si vergogna di noi, ma ormai gli è toccato farsene una ragione e C che ha un’incredibile e numerosissima famiglia, ma che in queste circostanze c’è sempre come una zia d’America.

Ci sono arretrati che mi trascino per pigrizia, altri per pigrizia e altri ancora per pigrizia; pochi, molto pochi, moolto mooolto pochi perché ancora me li gusto e quello che vi sto per raccontare è uno di quegli arretrati che mi gusto, oggi più che mai.
A lungo mi sono chiesta come e quando cucinare questa ricetta che fa parte del mio lessico familiare quanto i surgelati di Simonetta della bofrost.
In un giorno da ricordare? In un giorno molto triste? Vista la lunghezza della ricetta, in un giorno in cui non ho niente da fare? Per rinfacciare? Giammai! Per amare è la risposta. E quale momento migliore allora che condividerlo con la mia improbabile famiglia durante una delle ricorrenze in cui ci incontriamo tutti assieme?
Sabato 8 febbraio – Finale del Festival di San Remo
A pensarlo oggi che eravamo lì a casa di A tutti assieme ammassati ad addormentarci a turno sul divano e sparare come sempre una consistente quantità di idiozie sembra passata un’era. Le cattive intenzioni ci facevano tanto ridere, sembrava il tempo del festival a non finire mai e tra un brano e l’altro c’era lui, uno dei piatti a me più cari: il Cappon magro alla genovese, caposaldo della mia paterna famiglia d’origine.
Che enorme piacere avere condiviso questo piatto con la mia improbabile nuova famiglia, lei sì che è il miglior incentivo che ho a vivere bene ad ogni costo.
Sperando di rivedervi il più presto possibile.

Per 6 persone, tra le migliori che io conosca

Cappon magro alla genovese


Gallette o pane biscottato
ortaggi di stagione: patate, carote, cavolfiori, barbabietole, fagioli, carciofi, ecc
pesce capone o spigola
gamberi fritti o bolliti
funghi sott’olio
cetriolini
filetti di acciuga
capperi
olive verdi
uova sode
limone
olio
pepe
sale
Salsa per Cappon magro: prezzemolo, uno spiccchio d’aglio, acciughe 6, pinoli 25 g, capperi 25 g, cetriolini, olive in salamoia, origano, mollica di pane, torli d’uovo 4, olio, aceto, pepe, sale

“Spezzettate una certa quantità di gallette, e lasciatele rinvenire, bagnandole in acqua e aceto. Potete anche adoperare delle fette di pane biscottato, che spruzzerete d’aceto. Lessate quindi gli ortaggi di cui potete disporre, fateli in dadi e conditeli con sale, pepe, olio e aceto, aggiungendoci: funghi sott’olio, cetriolini, filetti d’acciuga, capperi, olive verdi snocciolate, fettine d’uova sode e code di gamberi (gamberi fritti o bolliti, di cui poi si scortecciano le code).
Lessate poi un pesce capone o una spigola, toglietegli la pelle, spinatelo e dividete la carne in pezzi non troppo piccoli. Condite il pesce con sale, pepe, olio e limone. Potete aggiungere al pesce capone anche la carne di una aragosta bollita e ritagliata in fettina o in dadi grossi.
Preparate poi la salsa speciale che descriviamo qui di seguito e procedete al montaggio del piatto.
Salsa per Cappon magro: pestate nel mortaio una buona quantità di prezzemolo, uno spicchio d’aglio, le acciughe lavate, spinate e divise in filetti, i pinoli, i capperi, qualche cetriolino, qualche oliva in salamoia, un pizzico d’origano, un po’ di mollica di pane inzuppata nell’aceto e spremuta, due torli crudi e due torli cotti. Lavorate bene il pesto e passatelo dal setaccio raccogliendolo in una terrina.
Montate poi con la frusta, amalgamandoci olio e aceto, sale e pepe, e portando la salsa alla densità di una maionese non troppo sostenuta.”

Morale del Cappon magro alla genovese: la morale di oggi è che non sempre c’è una morale, ma vivere bene ad ogni costo è un buon obiettivo e grazie al Cappon magro, all’amore e all’affetto ci si può provare.

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