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3 Giu 2021

28 maggio

28 maggio 2021. Il compleanno mi piace sempre!

Io compio 42 anni e pentolapvessione festeggia i suoi 10 anni di pranzi, cene e condivisione.
“Quali erano i propositi iniziali Ada? Avrei dovuto metterci un anno a preparare tutte le ricette del Talismano della felicità?”
“Io te l’ho sempre detto che era impossibile. E poi perché? La felicità va gustata.”
“Ada come sempre hai ragione. Come trovi la Mousseline di fragole?”
“Le fragole sono ottime.”
“Sono le fragole dell’orto. Cin cin Ada!”
“Salute!”

Dieci anni che ho un’amica immaginaria.
Dieci anni di ricette e tavole imbandite, piatti, facce, città, amici vecchi e amiche nuove e nuovi amici e vecchie amiche, di legami sottili come la migliore delle sfoglie o evaporati come l’alcool del flambé.
Dieci anni di brindisi e di assaggi di felicità.

jeroboam

Per festeggiare questo doppio anniversario ecco servita l’ultima ricetta del capitolo Semifreddi.
Perché tra le duemilamila ricette è tra quella sessantina che in dieci anni non ho ancora cucinato?
Zucchero a bolla forte, chiare d’uovo, casseruoline, stampe da spumone, cordoncini di burro, ghiaccio pesto e lo ammetto: tutte le volte che l’ho letta vada per le chiare, ma non ho mai avuto chiari i passaggi a parire dalla prima riga, figuriamoci l’aspetto finale. Cos’è una Mousseline di fragole? Chissà.

Oggi però ci sono le fragole dell’orto, e in quest’anno che è da un bel po’ che non mi è chiarissimo cos’è quale ricetta migliore per festeggiare!
Ecco servita la Mousseline di fragole, che anche ora che l’ho cucinata e assaggiata chissà, di certo non si è congelata come avrebbe dovuto, ma le fragole erano molto buone.

Sperando di poter presto riapparecchiare assieme con le gambe sotto al tavolo e i calici alla mano grazie amiche e amici, grazie degli auguri, dei regali, dei messaggi, dei pensieri e degli affetti, mi avete fatto tanto felice!

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31 Dic 2020

Cosa mi è mancato in questo 2020

Le cene sono piatti che si susseguono in mezzo alle chiacchiere e ai brindisi tra fiumi di vino e parole e discussioni e risate e sigarette con le amiche e gli amici seduti attorno alla tavola imbandita, alcuni che si conoscono e altri no, ma che alla fine della serata si saluteranno felici di incontrarsi la prossima volta che si vedranno.
Le cene sono preparativi, trambusto e felicità.
Mi sono sempre piaciute le cene.

Tre trattati, Mattia Giegher, 1639

Da bambina adoravo la precisione con cui mia madre apparecchiava ed ero felicerrima* di aiutare mio padre ai fornelli, di andare a fare la spesa o dare un contributo al menù della serata.
L’apice era l’arrivo degli ospiti con i rumori e i profumi estranei che si diffondevano per casa, le chiacchiere e l’aperitivo in piedi, N che con garbata e presidenziale decisione assegnava i posti ed eccoli tutti seduti a tavola a riprendere le conversazioni mentre le portate si succedono, tra un tintinnare di posate e bicchieri.
Zitta zitta, in punta dei piedi e trattenendo un po’ il respiro mi piaceva sbirciare da dietro il muro della sala da pranzo quel mondo adulto.

Tre trattati, Mattia Giegher, 1639

Quando da giovanissima cucinavo a casa di chi non lo sapeva fare attendevo dalla cucina con orecchie tese e fiato sospeso il crescere dei rumori dalla sala da pranzo, il peppiare delle conversazioni misto all’acciottolio dei piatti e le risate prima timide poi via via più sollevate.
Se sei felice apparecchia una cena e festeggia, se sei triste apparecchia una cena con cura e vedrai che la felicità arriverà, si siederà anche lei a tavola e brinderà.

Tre trattati, Mattia Giegher, 1639

In quest’anno in cui le cene apparecchiate sono state un miraggio con le amiche e gli amici seduti lontano qualche sera ho sentito l’infelicità bussare.
“Ehi che fai? Pssss vengo da te? Brava, hai cucinato niente! Dai, passo da te e ci lamentiamo un po.”
Amiche e amici mi siete mancati infinitamente quest’anno: le vostre chiacchiere, gli assaggi, il calore, i brindisi…
Per fortuna in questi casi ho un’amica immaginaria infallibile.
“Ada cosa mi consigli?”
“Se ricordo bene il capitolo Lombatine è ancora da affrontare.”
E Lombatine furono.

Tre trattati, Mattia Giegher, 1639

Non le avevo ancora cucinate perché non mi era chiaro di che taglio si trattasse.
Conosco le lombatine di agnello, di coniglio e di maiale, ma di vitello? Mi vengono più in mente delle Lombatone.
A giudicare dal peso di ciascuna Lombatina anche il macellaio deve averla pensata come me, ma vi garantisco che il risultato finale era ugualmente squisito.
Cinque Lombatone per stomaci che amo: ciao tristezza e ciao 2020.

Sperando di riapparecchiare presto cene, anche se a distanza in alto i calici e tanti auguVi!

P.s. Lombatona si addice assai meglio della Lombatina al mio nuovo giro vita.
Più di 2000 ricette senza prendere quasi un grammo e poi è arrivato il 2020.
Buon 2021 amiche e amici!

*Sì, avete letto bene: Felicerimma. Felicerrima is the new famigliare/qual’è. Nel 2021 #solopiù grandi propositi.

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27 Dic 2020

24 dicembre 2020

Il 24 dicembre, le amiche, gli amici, la tavola imbandita, i brindisi, – Evviva Gesù! Evviva Gesù! – le portate che si susseguono, il casino che si moltiplica, il citofono che suona, la corona addobbata sulla porta, il vischio sopra lo stipite e un opulento festone maranza che ci chiediamo tutti se reggerà fino alla fine sotto il peso del tripudio di palle e lucine, chiasso, pandoro, panettone e pandolce, regali, champagne e spumante, l’alcool che si fa sentire: ecco servita la tradizionale Cena dei Senza Famiglia, che quest’anno ahimè non ha avuto luogo.

Tableaux piège – Daniel Spoerri

Da che ho memoria la Vigilia di Natale è uno dei giorni più caldi dell’anno: gli affetti, gli abbracci, l’amore e Babbo Natale.
Wonderful Christmas Time!
Inizio a fibrillare da fine novembre, dal primo dicembre conto i giorni aprendo le caselle del calendario dell’Avvento, accendo incensi alla cannella, mi sforzo di essere buona ed inizio a meditare sul menù.

Da tradizione la cena del 24 dovrebbe essere di magro, ma noi siamo un miscuglio di alti e bassi, magri e grassi e bionde e bruni che della tradizione quel che hanno recepito è volemose bene e così facciamo, dall’anguilla all’oca, portata dopo portata, col copritacchino.

Quest’anno in cui se qualcosa poteva andare storto lo ha fatto, anche la CdSF non è stata risparmiata.
La Vigilia senza A, S e L, C, R che prima o poi arriva, D, F, O, L ad anni alterni e chissà, chi è da solo venga che un posto lo troviamo basta che ti porti la sedia che magari non ne abbiamo più e senza le amiche e gli amici che arrivano sul calar della mezzanotte poteva essere uno strazio, ed infatti ci è andata vicinissimo.

Stavo per non fare le decorazioni e pensavo a cosa non cucinare, ma alla fine anche quest’anno, proprio all’ultimo momento, non ho resistito.
Il festone, la tovaglia… il 24 dicembre 2020 resterà memorabile per altri accadimenti, ma le Verdure miste con palline da schioppo di zucca dell’orto imbandite a pranzo con W e A e l’Anatra in salmì gustata a cena con W e D erano tutte squisite e amorevolissime.

Tableaux piège – Daniel Spoerri

Sempre evviva il Natale, tanti auguri, amici e amiche!

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12 Nov 2020

Non è Bagna cauda

“Ada io ti giuro che non si prepara così. O meglio, se stai parlando di Salsa piccante tartufa la ricetta sarà perfetta, prima non la conoscevo per cui mai oserei contraddirti, ma se scrivi che è una specialità della cucina piemontese conosciuta generalmente come Bagna cauda allora ti giuro che questa non è la ricetta.

bei ricordi

La Bagna cauda è Patrimonio Unesco, la ricetta è depositata: per 12 persone 12 teste d’aglio, 6 bicchieri d’olio – per il mio palato un EVO ligure è filologicamente perfetto – e 6 etti di acciughe sotto sale.
Sì, hai capito bene: una testa d’aglio a persona.
No, niente burro, al massimo c’è chi ne mette una noce nel fujot che il burro sta bene su tutto e volendo c’è chi aggiunge all’olio un bicchierino d’olio di noci.
E no, il tartufo io personalmente non lo gratterei sulla Bagna cauda. Poi chissà, leggendo la ricetta me la sono immaginata in formato apetizer intavolata ne La grande abbuffata e potrei anche assaggiare, ma avessi un tartufo tra le mani la mia gola urlerebbe tajarin.
Comunque dai, tartufo a parte proviamola, è di stagione e sarà di sicuro buona.”

Perché non avevo ancora cucinato questa ricetta?
Perché odio contraddire Ada.
E poi perché mi immaginavo di preparare una bella bagna cauda con gli amici e a parte la Salsa piccante tartufata di Ada… è 9 autunni che mi dicevo: ah sì, questa è facile, devo ricordarmi di organizzarla e immancabilmente in primavera mi accorgevo di non averlo fatto.
E quindi eccoci qui, autunno pieno, COVID e cardi in frigo, in 2.
La bagna cauda è bella quando si è in tanti, si puzza tutti assieme, si chiacchiera, si brinda, si intingono tutte le varietà possibili di verdure autunnali nella salsa e si pronunciano idiozie per ore con l’alito sempre più pesante.
Dimezzo le dosi della ricetta di Ada. Il primo giorno la assaggiamo con i cardi, non è Bagna cauda ma è buona. Il secondo giorno ci condisco l’insalata di cavolo, non è Bagna cauda ma è buona. Il terzo giorno ci stufo dentro il cavolo: non è Bagna cauda ma è buona. (altro…)

27 Ott 2020

La Carpa all’ebraica

È ormai quasi dieci anni che ogni volta che leggevo Carpa all’ebraica mi venivano in mente sempre gli stessi ottimi motivi per posticipare.
Carpa all’ebraica, la tengo tra le ultime ricette, la carpa devo comprarla fresca in un allevamento di carpe, devo trovare un allevamento e magari organizzare una gita, chissà magari con S e L, ma sì, c’è tempo.
La Carpa all’ebraica, Carpa all’ebraica in un libro di ricette per le spose che entra in tutte le case negli anni ’30 e ’40; devo ricordarmi di chiedere a C se nella sua edizione è segnata perché nel caso accipicchia Ada, hai inserito la Carpa all’ebraica quando era impensabile; devo ricordarmi di controllare.
La Carpa all’ebraica, le Pietre d’inciampo e i sopravvissuti: ogni volta che leggo su di una Pietra d’inciampo sopravvissuto o sopravvissuta mi batte il cuore, sarebbe bello organizzare una cena, pensare a qualcosa, ricordare.
E invece il piatto prende questa piega qui.

La carpa Koi e noi
C’era una volta una carpa bellissima e coloratissima abituata a nuotare controcorrente intenta a seguire la sua strada.
Energica, forzuta, perseverante, anticonformista e sempre in movimento si fermava davanti a nulla col solo obiettivo di affrontare le avversità.
Un giorno si trovò a dover risalire la cascata sul Fiume Giallo, anche in questo caso non si diede per vinta e riuscì a superare tutti gli ostacoli e gli spiriti malvagi che si frapponevano tra lei e la meta.
Fu così che gli dei, impressionati da tanto coraggio la trasformarono in un grande drago con il dono dell’immortalità.

Siamo in quattro, a casa di G e M.
G è una cara amica di O – sono venuti assieme a cena a casa anni fa – e M è suo marito, l’abbiamo conosciuto il mese scorso in canonica.
Abbiamo scoperto che abitiamo vicine, ipotizzato appuntamenti che a breve non sarà possibile apparecchiare e organizzato una cena tra noi dove io con gran felicità mi sono proposta di portare Ada.
Mancano un settantina di ricette, alcune materie prime non so dove trovarle, alla Pam la carpa c’è spesso, io sono atea, M insegna religione, siamo in piena pandemia: è giunto il momento della Carpa all’ebraica.
A far da contorno rape, carote e erbe amare.

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