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12 Ott 2020

C’era una volta…

C’era una volta un pescatore che mentre era a pesca con la sua barca venne travolto da una tempesta e annegò.
La moglie e i figli affranti finirono in miseria, così un giorno lei mandò i figlioli in porto ad elemosinare cibo ai pescatori e chi una cicala, chi uno scorfano, chi un calamaro ogni pescatore regalò agli orfani un pescetto. Tutti pezzi poco pregiati, ma una enorme varietà.
Tornati a casa, la madre preparò una zuppa alla quale aggiunse del pane raffermo abbrustolito, che i figli da sfamare erano tanti e buttare via il pane era peccato.
Il profumo della zuppa era squisito e invase tutti i fossi, i vicini inebriati chiesero la ricetta e così nacque il Cacciucco livornese, con cinque C e almeno tredici tipi di pesce.

Mi è sempre piaciuta la leggenda del Cacciucco con quel suo retrogusto tragico di povertà e generosità combinati alla maestria ai fornelli e al non demordere. Per mangiare e assaporare il Cacciucco ti devi sporcare le mani, ciucciare le teste dei gamberi, sputazzare qualche lisca e inzaccherarti almeno un po’ con il sugo.
Che poi è un po’ quel che succede quando vivi.

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7 Ott 2020

Rotacismo e Torrone/

Perché non avevo ancora cucinato questa ricetta?
ToRRone.
Una ricetta difficile da leggersi, fatta di cotture di zuccheri a caramella e scritta in un italiano ormai passato, un’operazione tutt’altro che facile in cui basta un attimo per sbagliare tempo di cottura, arrotarsi e non poter tornare indietro.
E quante erre. Torrone, casseruola, cottura, bagnomaria, chiare, gonfierà, diventerà, caramella, zucchero, mescolare… le ho contate e su 355 parole le parole con la erre sono 105.
Passaggi ansiogeni ed erre disseminate dappertutto: questo Torrone a leggerlo mi è sempre sembrato una delle fatiche di Eracle.

Ma se è vero che la vita è zeppa di ansie e la dislalia è priva di erre, è vero anche che tra le 250 parole senza erre ci sono miele, nocciole e ostie, che compaiono nella ricetta ben 10 volte.
Il miele non manca, incredibilmente ho le ostie e in questi giorni sono arrivate le nuove nocciorjne sane e di buon calibro con pochissime cimiciate, un’ottima resa.
Duemila ricette or sono tra le tante che mai avrei detto, avrei mai detto che sarei diventata corilicoltrice, non conoscevo neppure l’esistenza della parola. E invece…
La vita cambia, i mondi si trasformano, le ricette passano, la terra è bassa, la evve resta, mancano #solopiù un’ottantina di ricette e Ada conosce sempre quella giusta per ogni ingrediente: ToVvone, è giunto il tuo momento! (altro…)

29 Set 2020

Caro Melù

Ed ecco che ci rincontriamo caro Melù, piccolo pesce che nonostante abbia caratteristiche non memorabili si fa voler bene.

A scrivere il vero quando ho assaggiato questo piatto mi ero detta che non eri il pesce adatto a questa ricetta: delicato e al contempo saporito, non dico di no, ma ti eri trasformato in un gustoso sugo per la pasta che ho dovuto ricomporre, non in un filetto presentabile e impiattabile.
Troppo mollo caro Melù, nomen est omen.

E poi prima di scrivere ho riletto la ricetta e capito di aver sbagliato a leggerla, ergo a cucinarla.

Scusa Melù se ho pensato per un attimo che con quel nome lì fossi un po’ un molle e malinconico, quando invece hai la tua delicata personalità e basta saperti prendere, e comunque nonostante il mio errore te la sei cavata egregiamente.
Ci rivediamo presto.

Dalla ricetta di oggi imparo che:

– Ada non sbaglia mai. Questo in realtà già lo sapevo, ma ho avuto l’ennesima prova schiacciante.
– Tranne che per Ada che fa Boni di cognome come tutti i suoi piatti, non è sempre detto che il nome coincida con il destino, sempre meglio controllare bene.
– Prima di esser sicuri di avere un’opinione certa è sempre meglio rileggere perché l’unica che non sbaglia mai è Ada.

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22 Set 2020

La famiglia Bonazzi – il pranzo della domenica

Si brinda in abbondanza, la mensa è imbandita, sigarette e posacenere sono sul tavolo, le battute lievitano e l’acqua gasata non manca?
Benvenuti a tavola con la famiglia Bonazzi!

Quando la famiglia Bonazzi si riunisce è sempre una festa!
Sono tutti intelligentissimi, spiritosissimi, sagacissimi e soprattutto bonazzissimi.

Fine estate inizio autunno, i Bonazzi non si vedono da un po’. Quale occasione migliore di una gita fuori porta e pranzo domenicale.
B porta il vino – rosè, nascetta, dolcetto, nebbiolo – S e L portano le paste e una cisterna di acqua gasata ben distribuita in bottiglie di vetro, W rientra col trattore e apparecchia la tavola, Ada e l’orto determinano il menù, io eseguo.

Cappone arrosto tartufato, Gallina con salsa d’uovo, Gallina del ghiottone, Pollo alla Marengo, Anitra in salmì, Oca in salmì, Piccioni a volontà… il capitolo con il maggior numero di ricette ancora da depennare è quello del pollame, ma nessuna di quelle ricette ancora da cucinare ha il sapore di un pranzo bonazzo di fine dell’estate.

L’Ada vuole che da quindici giorni in frigo ci sia un lombo di maiale a marinare che aspetta solo di essere cucinato e il cuore che attende in freezer un pranzo di famiglia come si deve per essere condiviso.
Il pane è appena sfornato, l’insalata di fagiolini e basilico dell’orto con pinoli tostati è pronta, l’insalatina verde e i pomodori di tutti i colori appena raccolti fanno bella mostra sul tavolo e un pasticcino sembra un turbante di cacca: la felicità è servita! Evviva la famiglia Bonazzi!

i Bonazz*

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18 Set 2020

Ada alle Hawaii

Oggi è la volta dell’ultima ricetta a base di scampi.
Non l’avevo ancora cucinata perché quando la lessi la prima volta pensai: “Ada, sei sicura?” e anche ora che l’ho assaggiata confermo le perplessità iniziali.
Scampi arrosto… il titolo non lascia presagire nulla di insolito, invece leggendo gli ingredienti e la ricetta mi vien da storcere il naso, l’idea di sgusciare gli scampi per arrotolarli in una grassa fetta di prosciutto non mi convince, ma se Ada lo scrive io eseguo.
Assaggiandoli mi vengono in mente l’ananas, le camicie di Magnum P.I., i dobermann di Higgins e le Hawaii.

Pensavo di suggerire questa ricetta alla Sjôra Gina nel caso la Sjôra Alba le facesse l’immancabile visita a sorpresa, ma soprassiedo e la lascio nel suo brodetto.
Parafrasando Foster Wallace ecco a voi una ricetta divertente che non farò mai più.

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