La nostalgia della normalità

Il sapore della povertà

21 Apr 2020

Trentaquattro ricette compongono il capitolo Zuppe, trentuno quello dei Minestroni e sessantasei sono le Minestre*.
Alcune di loro erano semplici altre eterne, di alcune ho ricordi incredibili come quando ho preparato la Stracciatela alla romana ai romani, o il Brodo con cappelletti di Mirandola per la tradizionale cena della vigilia dei senzafamiglia, fatti con il grasso di gola di maiale che neanche sapevo che fosse un ingrediente e che cossero per due ore, o di quando a Milano cucinai per la prima volta i Cappelletti in brodo per un cena di OIKOS e Marco mi disse “socia sei pronta, questa sera a cena c’è Paola Ricas” e io pensavo mi stesse perculando perché ho imparato a cucinare sulla sua Cucina italiana e invece Paola Ricas c’era davvero e sento ancora l’agitazione. O di quando sempre con OIKOS cucinai il Minestrone di erbe maritate per la famiglia più bella del mondo.

Rileggo le ricette e le cene, alcune me le ricordo benissimo mentre altre mi sforzo di riassaporarle, di abbinare le iniziali ai volti dei commensali e non sempre ce la faccio, ma mi passano davanti piatti, visi, voci, risate e un infinito numero di bottiglie di vino. Cene con antipasti, primi, secondi, contorni e dolci o romantiche cenette a due. Cene con amici, cene con sconosciuti che diventano amici e cene chissà con chi. Le cene di Ada in town in giro nei ristoranti a base di interiora e frattaglie, le cene per sostenere il progetto di Orlando, i festival in giro, i brindisi, le chiacchiere, le risate e il migliaio di persone che si è seduto attorno al tavolo di casa.
Il sapore della felicità per arginare quello dell’infelicità: che avventura!
L’unica ricetta del capitolo Zuppe, Minestroni e Minestre che aspettava ancora di essere preparata era lei, per altro semplicissima da fare.
Perché non l’avevo ancora cucinata?
Perché solo a leggerla sentivo il sapore della guerra, della fame e della povertà e la voglia mi passava subito. Ora, in questo assurdo momento di isolamento e incertezza è giunto il suo momento.
Ada, Virgilia mia, è proprio vero che hai sempre una ricetta per ogni momento.

*C’è anche il capitolo Zuppe di pesce 24/26.

Zuppa con la carne in conserva

Per 6 persone

Acqua 1 l abbondante
scatola grande di carne in conserva
panini 6
burro
parmigiano grattugiato 4-5 cucchiai
facoltativo: uovo

“Versate il contenuto di una scatola di carne nell’acqua messa in una casseruola, compreso anche un po’ di quel brodo gelatinoso che avvolge la carne. Aggiungete il pane, rotto in piccoli pezzi. Mettete sul fuoco e fate levare il bollore e, con un cucchiaio di legno, mescolate di quando in quando in modo da disfare bene la carne e il pane.
Lasciate bollire per un quarto d’ora finchè la zuppa sarà ben ristretta e saporita. Verificate allora il sale, aggiungete un bel pezzetto di burro e mescolate ancora affinché il burro si amalgami al pane.
Tirate indietro la casseruola e condite la zuppa con parmigiano grattato, e, se credete, completato con un uovo intero sbattuto leggermente.
Mescolate di nuovo finché gli elementi si fondano, e scodellate la zuppa.”

Morale della Zuppa con la carne in conserva: poiché siamo in 3 dimezzo gli ingredienti. Una scatoletta di simmenthal, tre pagnottine rafferme, una nocciolina di burro e croste di parmigiano grattugiato. Il costo della ricetta si aggira intorno ai 2 € e ci si mangia tranquillamente in 6. Non è buona, ma nemmeno cattiva. La gelatina della carne la rende leggermente viscida, il pane la rende un po’ un appone per le oche e il parmigiano la lega. Se devo pensare al sapore di questa quarantena penso a lei, ultima ricetta di un lungo capitolo zeppo di ricette felici e alcolici momenti conviviali in cui essere in otto o ventordici attorno a un tavolo a chiacchierare fino a notte fonda era una semplice normalità.

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