Non è Bagna cauda

ma è buona

12 Nov 2020

“Ada io ti giuro che non si prepara così. O meglio, se stai parlando di Salsa piccante tartufa la ricetta sarà perfetta, prima non la conoscevo per cui mai oserei contraddirti, ma se scrivi che è una specialità della cucina piemontese conosciuta generalmente come Bagna cauda allora ti giuro che questa non è la ricetta.

bei ricordi

La Bagna cauda è Patrimonio Unesco, la ricetta è depositata: per 12 persone 12 teste d’aglio, 6 bicchieri d’olio – per il mio palato un EVO ligure è filologicamente perfetto – e 6 etti di acciughe sotto sale.
Sì, hai capito bene: una testa d’aglio a persona.
No, niente burro, al massimo c’è chi ne mette una noce nel fujot che il burro sta bene su tutto e volendo c’è chi aggiunge all’olio un bicchierino d’olio di noci.
E no, il tartufo io personalmente non lo gratterei sulla Bagna cauda. Poi chissà, leggendo la ricetta me la sono immaginata in formato apetizer intavolata ne La grande abbuffata e potrei anche assaggiare, ma avessi un tartufo tra le mani la mia gola urlerebbe tajarin.
Comunque dai, tartufo a parte proviamola, è di stagione e sarà di sicuro buona.”

Perché non avevo ancora cucinato questa ricetta?
Perché odio contraddire Ada.
E poi perché mi immaginavo di preparare una bella bagna cauda con gli amici e a parte la Salsa piccante tartufata di Ada… è 9 autunni che mi dicevo: ah sì, questa è facile, devo ricordarmi di organizzarla e immancabilmente in primavera mi accorgevo di non averlo fatto.
E quindi eccoci qui, autunno pieno, COVID e cardi in frigo, in 2.
La bagna cauda è bella quando si è in tanti, si puzza tutti assieme, si chiacchiera, si brinda, si intingono tutte le varietà possibili di verdure autunnali nella salsa e si pronunciano idiozie per ore con l’alito sempre più pesante.
Dimezzo le dosi della ricetta di Ada. Il primo giorno la assaggiamo con i cardi, non è Bagna cauda ma è buona. Il secondo giorno ci condisco l’insalata di cavolo, non è Bagna cauda ma è buona. Il terzo giorno ci stufo dentro il cavolo: non è Bagna cauda ma è buona.

Salsa piccante tartufata

Burro 200 g
olio 150 g
aglio 4 spicchi
acciughe 6
sale
tartufo bianco

“è una specialità della cucina piemontese, conosciuta generalmente come bagna cauda.
Si mettono in un tegame il burro, l’olio e quattro spicchi d’aglio tritati finissimi. Si pone il tegame sul fuoco e si fanno scaldare i grassi senza però lasciar prendere il colore all’aglio, che deve rimanere bianco. Si tira indietro il tegame, si aggiungono le acciughe spinate e fatte a pezzetti e si lasciano sciogliere mescolando con un cucchiaio di legno.
Si ultima la bagno con un pizzico di sale e un tartufo bianco tagliato in fettine sottili.
Questa bagna deve mantenersi sempre calda e, a tale scopo, c’è chi usa presentarla in tavola in piccoli tegami, uno per ciascun commensale, su appositi fornelletti scaldavivande.
Specialmente apprezzati con la bagna cauda sono i cardi del Piemonte, dolci e teneri. Questi cardi vengono ben risciacquati, tagliati a pezzi di circa quattro centimetri, privati di qualche filamento e messi per qualche tempo in acqua fresca acidula con succo di limone. Si serve la bagna cauda e insieme le costole crude del cardo, asciugate e accomodate in un piatto con salvietta.” Parola di Ada.

Morale della Salsa piccante tartufata: non è Bagna cauda, ma è buona 🙂

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