Riflessioni di Robison davanti a centoventi baccalà

Quarantena: Ada Boni incontra Manuel Vázquez Montalbán

8 Apr 2020

Chi mi conosce lo sa, con il baccalà ho un rapporto di amore parentale che mi accompagna dalla nascita e proseguirà fin che campo.
Quando è iniziata questa strana quarentana e dalla città e dai miei libri mi sono spostata in natura tra le piante avevo una decina di minuti per scegliere che libri portare con me e oltre ad Ada che era già nella borsa, oltre ad Anna di Ammaniti del quale ho letto la prima pagina e ancora un po’ e muoio di paura, senza indugio come fosse un breviario ho afferrato lui: Riflessioni di Robison davanti a centoventi baccalà di Manuel Vázquez Montalbán, una novella di humour gastronomico edita da Frassinelli nel 2000 che ho letto, riletto e straletto.
Narra di Robinson, un novello Robison Crusoe, ex vescovo riciclatore di denaro per il Vaticano e gran gourmet, che durante una navigazione solitaria naufraga su una deserta isola caraibica e incapace di accendere un fuoco, assolutamente inadatto a fare alcunché passa il tempo a discettare di filosofia e alta cucina tra riflessioni sardoniche e lascivi ricordi erotico gastronomici.
A fargli compagnia come per magia una scatola di baccalà portata dalla corrente.
Riflessioni di Robison davanti a centoventi baccalà è una novella in parte autobiografica: “cucinare è come scrivere, è un lavoro manuale che richiede applicazione. E mangiare significa comunicare” dice Montalbán, vero gourmet perseguitato dal colesterolo, col cuore che fa cilecca e la mania di bruciare libri nel caminetto, per il quale era impensabile una vita senza cucina e senza fuoco a disposizione.
Giochi di parole, aromi, ironia, citazioni latine, riflessioni anticlericali, ricette luculliane e il ricordo dell’appagante sesso con la bella e pelosa Muriel che rifiutava di radersi le gambe, in cui noi donne ci riconosciamo particolarmente in questi giorni lontano dall’estetista, fanno di Riflessioni di Robison davanti a centoventi baccalà una lettura attuale e assai godibile.
Buon divertimento!

In abbinamento ecco servita una ricetta del Talismano della felicità, la penultima del capitolo Pesci conservati. Ci sarebbe voluto lo stoccafisso, ma a disposizione ho solo un baccalà, del resto “Nihil facimus non sponte Dei”.

Per 6 persone

Stoccafisso in potacchio

Stoccafisso travestito da baccalà 1 kg
pomodori
conserva di pomodoro
vino bianco secco
aglio
rosmarino
burro
pepe
sale

“Fate soffriggere in abbondante olio un trito di aglio e rosmarino, poi aggiungete qualche pomodoro pelato in pezzi e un po’ di conserva diluita, un po’ di vino bianco, sale e pepe.
Disponete sul fondo di un tegame delle mezze cannucce, mettete sulle cannucce lo stoccafisso (in precedenza tenuto a bagno per tre o quattro giorni, poi nettato, spinato e fatto a pezzi), ricopritelo con la salsa preparata, ponete il tegame sul fuoco e fate cuocere adagio adagio fino a mezza cottura, che richiederà circa un’ora.
Aggiungete nel tegame un po’ di burro e passatelo in forno di moderato calore per un’altra ora.
Quando lo stoccafisso sarà cotto, disponetelo sul piatto di servizio, innaffiatelo con la salsa rimanente nel tegame e mandatelo subito in tavola.”

Morale dello Stoccafisso in potacchio: sono certa sarebbe piaciuto sia a P sia a Montalbán.
A far da contorno tarassaco saltato da me raccolto nei campi, come si confà ad un’agreste Robinson.

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