felicità

31 Dic 2020

Cosa mi è mancato in questo 2020

Le cene sono piatti che si susseguono in mezzo alle chiacchiere e ai brindisi tra fiumi di vino e parole e discussioni e risate e sigarette con le amiche e gli amici seduti attorno alla tavola imbandita, alcuni che si conoscono e altri no, ma che alla fine della serata si saluteranno felici di incontrarsi la prossima volta che si vedranno.
Le cene sono preparativi, trambusto e felicità.
Mi sono sempre piaciute le cene.

Tre trattati, Mattia Giegher, 1639

Da bambina adoravo la precisione con cui mia madre apparecchiava ed ero felicerrima* di aiutare mio padre ai fornelli, di andare a fare la spesa o dare un contributo al menù della serata.
L’apice era l’arrivo degli ospiti con i rumori e i profumi estranei che si diffondevano per casa, le chiacchiere e l’aperitivo in piedi, N che con garbata e presidenziale decisione assegnava i posti ed eccoli tutti seduti a tavola a riprendere le conversazioni mentre le portate si succedono, tra un tintinnare di posate e bicchieri.
Zitta zitta, in punta dei piedi e trattenendo un po’ il respiro mi piaceva sbirciare da dietro il muro della sala da pranzo quel mondo adulto.

Tre trattati, Mattia Giegher, 1639

Quando da giovanissima cucinavo a casa di chi non lo sapeva fare attendevo dalla cucina con orecchie tese e fiato sospeso il crescere dei rumori dalla sala da pranzo, il peppiare delle conversazioni misto all’acciottolio dei piatti e le risate prima timide poi via via più sollevate.
Se sei felice apparecchia una cena e festeggia, se sei triste apparecchia una cena con cura e vedrai che la felicità arriverà, si siederà anche lei a tavola e brinderà.

Tre trattati, Mattia Giegher, 1639

In quest’anno in cui le cene apparecchiate sono state un miraggio con le amiche e gli amici seduti lontano qualche sera ho sentito l’infelicità bussare.
“Ehi che fai? Pssss vengo da te? Brava, hai cucinato niente! Dai, passo da te e ci lamentiamo un po.”
Amiche e amici mi siete mancati infinitamente quest’anno: le vostre chiacchiere, gli assaggi, il calore, i brindisi…
Per fortuna in questi casi ho un’amica immaginaria infallibile.
“Ada cosa mi consigli?”
“Se ricordo bene il capitolo Lombatine è ancora da affrontare.”
E Lombatine furono.

Tre trattati, Mattia Giegher, 1639

Non le avevo ancora cucinate perché non mi era chiaro di che taglio si trattasse.
Conosco le lombatine di agnello, di coniglio e di maiale, ma di vitello? Mi vengono più in mente delle Lombatone.
A giudicare dal peso di ciascuna Lombatina anche il macellaio deve averla pensata come me, ma vi garantisco che il risultato finale era ugualmente squisito.
Cinque Lombatone per stomaci che amo: ciao tristezza e ciao 2020.

Sperando di riapparecchiare presto cene, anche se a distanza in alto i calici e tanti auguVi!

P.s. Lombatona si addice assai meglio della Lombatina al mio nuovo giro vita.
Più di 2000 ricette senza prendere quasi un grammo e poi è arrivato il 2020.
Buon 2021 amiche e amici!

*Sì, avete letto bene: Felicerimma. Felicerrima is the new famigliare/qual’è. Nel 2021 #solopiù grandi propositi.

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27 Ott 2020

La Carpa all’ebraica

È ormai quasi dieci anni che ogni volta che leggevo Carpa all’ebraica mi venivano in mente sempre gli stessi ottimi motivi per posticipare.
Carpa all’ebraica, la tengo tra le ultime ricette, la carpa devo comprarla fresca in un allevamento di carpe, devo trovare un allevamento e magari organizzare una gita, chissà magari con S e L, ma sì, c’è tempo.
La Carpa all’ebraica, Carpa all’ebraica in un libro di ricette per le spose che entra in tutte le case negli anni ’30 e ’40; devo ricordarmi di chiedere a C se nella sua edizione è segnata perché nel caso accipicchia Ada, hai inserito la Carpa all’ebraica quando era impensabile; devo ricordarmi di controllare.
La Carpa all’ebraica, le Pietre d’inciampo e i sopravvissuti: ogni volta che leggo su di una Pietra d’inciampo sopravvissuto o sopravvissuta mi batte il cuore, sarebbe bello organizzare una cena, pensare a qualcosa, ricordare.
E invece il piatto prende questa piega qui.

La carpa Koi e noi
C’era una volta una carpa bellissima e coloratissima abituata a nuotare controcorrente intenta a seguire la sua strada.
Energica, forzuta, perseverante, anticonformista e sempre in movimento si fermava davanti a nulla col solo obiettivo di affrontare le avversità.
Un giorno si trovò a dover risalire la cascata sul Fiume Giallo, anche in questo caso non si diede per vinta e riuscì a superare tutti gli ostacoli e gli spiriti malvagi che si frapponevano tra lei e la meta.
Fu così che gli dei, impressionati da tanto coraggio la trasformarono in un grande drago con il dono dell’immortalità.

Siamo in quattro, a casa di G e M.
G è una cara amica di O – sono venuti assieme a cena a casa anni fa – e M è suo marito, l’abbiamo conosciuto il mese scorso in canonica.
Abbiamo scoperto che abitiamo vicine, ipotizzato appuntamenti che a breve non sarà possibile apparecchiare e organizzato una cena tra noi dove io con gran felicità mi sono proposta di portare Ada.
Mancano un settantina di ricette, alcune materie prime non so dove trovarle, alla Pam la carpa c’è spesso, io sono atea, M insegna religione, siamo in piena pandemia: è giunto il momento della Carpa all’ebraica.
A far da contorno rape, carote e erbe amare.

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29 Set 2020

Caro Melù

Ed ecco che ci rincontriamo caro Melù, piccolo pesce che nonostante abbia caratteristiche non memorabili si fa voler bene.

A scrivere il vero quando ho assaggiato questo piatto mi ero detta che non eri il pesce adatto a questa ricetta: delicato e al contempo saporito, non dico di no, ma ti eri trasformato in un gustoso sugo per la pasta che ho dovuto ricomporre, non in un filetto presentabile e impiattabile.
Troppo mollo caro Melù, nomen est omen.

E poi prima di scrivere ho riletto la ricetta e capito di aver sbagliato a leggerla, ergo a cucinarla.

Scusa Melù se ho pensato per un attimo che con quel nome lì fossi un po’ un molle e malinconico, quando invece hai la tua delicata personalità e basta saperti prendere, e comunque nonostante il mio errore te la sei cavata egregiamente.
Ci rivediamo presto.

Dalla ricetta di oggi imparo che:

– Ada non sbaglia mai. Questo in realtà già lo sapevo, ma ho avuto l’ennesima prova schiacciante.
– Tranne che per Ada che fa Boni di cognome come tutti i suoi piatti, non è sempre detto che il nome coincida con il destino, sempre meglio controllare bene.
– Prima di esser sicuri di avere un’opinione certa è sempre meglio rileggere perché l’unica che non sbaglia mai è Ada.

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22 Set 2020

La famiglia Bonazzi – il pranzo della domenica

Si brinda in abbondanza, la mensa è imbandita, sigarette e posacenere sono sul tavolo, le battute lievitano e l’acqua gasata non manca?
Benvenuti a tavola con la famiglia Bonazzi!

Quando la famiglia Bonazzi si riunisce è sempre una festa!
Sono tutti intelligentissimi, spiritosissimi, sagacissimi e soprattutto bonazzissimi.

Fine estate inizio autunno, i Bonazzi non si vedono da un po’. Quale occasione migliore di una gita fuori porta e pranzo domenicale.
B porta il vino – rosè, nascetta, dolcetto, nebbiolo – S e L portano le paste e una cisterna di acqua gasata ben distribuita in bottiglie di vetro, W rientra col trattore e apparecchia la tavola, Ada e l’orto determinano il menù, io eseguo.

Cappone arrosto tartufato, Gallina con salsa d’uovo, Gallina del ghiottone, Pollo alla Marengo, Anitra in salmì, Oca in salmì, Piccioni a volontà… il capitolo con il maggior numero di ricette ancora da depennare è quello del pollame, ma nessuna di quelle ricette ancora da cucinare ha il sapore di un pranzo bonazzo di fine dell’estate.

L’Ada vuole che da quindici giorni in frigo ci sia un lombo di maiale a marinare che aspetta solo di essere cucinato e il cuore che attende in freezer un pranzo di famiglia come si deve per essere condiviso.
Il pane è appena sfornato, l’insalata di fagiolini e basilico dell’orto con pinoli tostati è pronta, l’insalatina verde e i pomodori di tutti i colori appena raccolti fanno bella mostra sul tavolo e un pasticcino sembra un turbante di cacca: la felicità è servita! Evviva la famiglia Bonazzi!

i Bonazz*

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18 Set 2020

Ada alle Hawaii

Oggi è la volta dell’ultima ricetta a base di scampi.
Non l’avevo ancora cucinata perché quando la lessi la prima volta pensai: “Ada, sei sicura?” e anche ora che l’ho assaggiata confermo le perplessità iniziali.
Scampi arrosto… il titolo non lascia presagire nulla di insolito, invece leggendo gli ingredienti e la ricetta mi vien da storcere il naso, l’idea di sgusciare gli scampi per arrotolarli in una grassa fetta di prosciutto non mi convince, ma se Ada lo scrive io eseguo.
Assaggiandoli mi vengono in mente l’ananas, le camicie di Magnum P.I., i dobermann di Higgins e le Hawaii.

Pensavo di suggerire questa ricetta alla Sjôra Gina nel caso la Sjôra Alba le facesse l’immancabile visita a sorpresa, ma soprassiedo e la lascio nel suo brodetto.
Parafrasando Foster Wallace ecco a voi una ricetta divertente che non farò mai più.

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