pentolapvessione

10 Ago 2020

Il mare in campagna

Di certo lo avrò già mangiato in una zuppa confuso tra altri pesci col sapore amalgamato in un tutt’uno nel brodetto, probabilmente mi sarà capitato da bambina di vederlo tra le maglie delle reti, chissà quante volte l’avrò visto fra i ghiacci del banco del pesce e anche se sono certa di non averlo mai visto tra i noccioli di lui non ho memoria.

Molo, melù, ocialone, putasseu, putassone, putassù, tennchia, pesc sben, lozza, lupara, lope, mirruzzu sapunaru, struzzu, mirruzzu, sadda o ficamaschia e c’è chi ti chiama stocco o stoccafisso perché fai parte della grande famiglia dei naselli, caro il mio Micromesistius poutassou.
Corpo snello e affusolato, grigio piombo sul dorso, più chiaro sui fianchi e dall’argento al bianco latte sul ventre, occhioni grandi e tondi tondi, squamette semi inesistenti e dentini sottili e piccolissimi… non sei esattamente un bel pesce, ma hai un sapore delicato.
Assomigli un po’ a quei giorni in cui nulla va storto, ma accade nulla di memorabile.
Mi ha fatto piacere conoscerti: da oggi so chi sei, ci rivediamo presto.

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3 Ago 2020

διχο-

P era un grande tifoso del Genoa, con tutte le gioie e i dolori che ciò gli comportò.
Per qualche anno facemmo l’abbonamento a Marassi.
Ogni volta per lui le partite erano una miscellanea di sofferenze a fasi alterne, centinaia di MS e svariati rischi infarto.
Per me era andare con lui allo stadio vestita di rosso e blu, capirci poco di quegli omini che rincorrono la palla e ascoltare i belìn e le chiacchiere pre partita dei tifosi sugli spalti, gente che tutto sa e tutto si ricorda.
E montagne di frisceu e fugassa, che altrimenti non è Genova.

P aveva anche una passione per gli acquari e quando riuscivamo a partire per tempo facevamo un salto lì a vedere i pesci danzare.
Io ho sempre avuto un debole per la vasca tattile delle razze, dove mettendo la mano in acqua le puoi accarezzare.
Ironia della sorte la vasca era un dono della Samp, l’avversario per eccellenza.

Genoa e Samp, tifare una squadra che ti fa soffrire, continuare a mangiare pesce che non vedi l’ora di vedere vivo e vegeto in mare aperto, ricordare con immenso amore una persona che negli ultimi anni della sua vita ti ha fatto penare come non avresti mai pensato: la vita è una scatola di dicotomie, non sai mai a quante ramificazioni darà origine.

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25 Lug 2020

Quando Ada chiama le amiche e gli amici arrivano

Sabato sono stata assalita da una fregola da cucina che non mi capitava da tempo.

Daniel Spoerri

Verso le cinque del pomeriggio ho iniziato a cuocere le zucchine per il carpione, stendere la pasta per le tagliatelle e impastare il pane. Ada nel mentre ha cominciato a friggere e richiamare la mia attenzione così mi sono decisa a preparare anche una ricetta del Talismano, il Petto in intingolo, un piatto che non avevo mai preparato e c’era sempre stata una buona scusa per posticiparlo.
Il petto di vitello è un modo di definire un taglio che vuol dir tutto e niente, a Roma è la fornara, in Piemonte il biancostato o la punta di petto.
In ogni caso si tratta di strati di grasso grassisssississsimo, strisce di muscoli dure come il cuoio e costole, un terzo quarto con tempi infiniti di cottura; in qualsiasi caso il macellaio dal quale vado di solito a Torino non tiene il petto di vitello.
E poi associo la parola intingolo ad una ricetta invernale di piatti caldi, sughi e polenta, invece come scopro ogni inverno compulsando l’indice la ricetta prevede zucchine, pomodori e basilico, poi arriva l’estate e me ne dimentico, rimuovo.
Infine diciamocelo: è un taglio assai economico, con poco si mangia in tanti, lo apprezzo tritato e per il brodo è perfetto, per il resto non avendo un forno a legna tra tutti i terzi quarti è quello che mi piace meno.
Ma sabato le zucchine e il basilico sono nell’orto, i pomodori in frigo, la stagione è quella giusta, Ada scalpita, il macellaio della campagna è aperto e io so che lui sa cos’è il petto, gliel’ho già comprato.
E sia! Anche se domani a pranzo saremo solo in tre – A, W ed io – è arrivato il suo giorno.

Daniel Spoerri

Anche C e M devono avere sentito il richiamo di Ada perché domenica mattina ci chiamano.
“Ehi che fate?”
“Amiciiiiiiiiii che ne dite? Venite a pranzo? C’è anche A!”
Ed è così che in una caldissima domenica di luglio un nucleo storico, amato e bollente di pentolapvessione si ritrova attorno a un tavolo a festeggiare, ridere e brindare e la felicità è servita!

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20 Lug 2020

La mia famiglia ha il sapore del mare

Mi chiedessero qual è il sapore della mia famiglia direi il mare.

La spesa del sabato al banco del pesce di piazza Carlina, le acciughe sott’olio sempre in frigo, il baccalà del lunedì sera con mio padre, le origini sarde di mia madre, le ostriche, le estati da bambina e adolescente su un’isoletta in mezzo alle Bocche di Bonifacio, i caracoli, i ricci, le reti e il bolentino, i totani, Orosei, il profumo di scaviccio e di salsedine.
Forse perché era piemontesissima, non sapeva nuotare e il pesce neanche sapeva dove stesse di casa, mia nonna materna non mi è mai piaciuta.
Mia nonna paterna invece l’adoravo, in cucina era una dea ed è lei una delle mie maestre.

C’è stato un tempo in cui la sua famiglia possedeva gran parte dell’isola di Santa Maria, l’isoletta in mezzo alle Bocche di Bonifacio. La mia bisnonna, le sue sorelle, mia nonna, sua sorella: praticamente tutte donne, una squadra olimpionica di splendide sirene. Durante la Seconda Guerra Mondiale mio nonno e mia nonna, lui sommergibilista e lei sfollata, si conobbero lì sulla spiaggia.
Una volta l’anno d’estate mia nonna preparava la zuppa d’aragosta al pomodoro, le aragoste arrivavano vive e io l’aiutavo. Avrò avuto sei o sette anni quando qualcuno pescò un polpo e mentre manifestavo una gioia infinita immaginandomelo in insalata la sua reazione fu “vieni bambina, se vuoi mangiare l’insalata di polpo ti insegno a pulirlo, vieni qui e giragli la testa”.
Da allora eviscerare, squamare e pulire qualsiasi tipo di pesce non mi spaventa.
Mio padre cucinava il pesce spesso e bene, da giovane pescava e qualche volta mi portava con lui.
E non è vero che mia madre sapesse cucinare nulla al di fuori di simmenthal, uova sode o caprese: una volta l’anno senza avvalersi di alcuna ricetta o grammatura preparava dei calamari ripieni insuperabili. Un mistero magico degno di una novella di Amado.

Oggi è il giorno delle Sarde arrosto.
Ada vigila, io decapito, sventro e pulisco le sarde, W le cucina con cura sulla pietra bollente di brace, davanti a noi c’è un bosco di verde che milioni di anni fa era un mare di blu.
Percepisco il cambiare delle mie radici e la famiglia che amo continua a sapere di mare.

Per 6 persone ma ce le mangiamo in 2 (altro…)

15 Lug 2020

14 luglio 2010

Che amo festeggiare i compleanni ormai l’avete capito.
Che sia il mio o quello degli altri vado in brodo di giuggiole per le candeline sulla torta, i regali, i brindisi e gli auguri.
Mi piacciono addirittura i compleanni dei conoscenti e degli sconosciuti, figuratevi il compleanno delle persone che amo.
Mi piacciono così tanto che non li dimentico.

Come mercoledì 14 luglio 2010 a Torino tra afa, caldo e umidità a festeggiare con W il compleanno di N.
Gli anni precedenti sono stati complessi, qualche problema di salute, un lutto, un discreto disastro finanziario, N e P che devono vendere casa, ma ora tutto sembra andare per il verso giusto e siamo felici.
N raggiungerà il giorno dopo P al mare, W farà una mostra a Parigi in autunno, siamo appena tornati da NYC, sto organizzando per settembre la cena dei 1000, i desideri sembrano prendere forma e si respira aria di vacanza.
Largo Saluzzo, le rondini nel cielo, il dehor dello Scannabue illuminato dal tramonto rosa delle nove di sera, N in un vestito blue klein che le sta a meraviglia, W ed io.

N compie 62 anni, Torino è viva, la cena è ottima e si respira un senso di complicità. Mentirei scrivessi alcune battute precise, elencassi i regali o descrivessi i piatti assaggiati perché non me li ricordo, di sicuro nel pomeriggio sarò passata a lasciare le candeline per la torta e la sera i brindisi saranno stati abbondanti perché se ad un compleanno i brindisi e le candeline non devono mancare, figuriamoci a questo!
Della serata ricordo ancora le risate, il sapore della felicità e il suo divertente retrogusto, che in famiglia siamo sempre stati ironici e le battute non saranno di certo mancate.

Quello fu l’ultimo compleanno che festeggiai con N e anche se ancora non sempre me ne capacito, come ogni anno brindo ugualmente a quella simpatica e deliziosa liberale nanerottola presidenziale ancien régime di mia madre e le dedico un dolce – ultimo del capitolo Dolci con uova – che a partire dal nome mi ha fatto pensare a lei, dal primo momento in cui ho letto la ricetta.
Buon compleanno N e buona presa della Bastiglia a tutti!

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